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30 septiembre

Nuova gestione

Non è un giorno come tutti gli altri a Castelvolturno. No, non può esserlo. Si respira un'aria da primo giorno di una nuova fase, una nuova era tutta azzurra. Certo c'è un pizzico di tristezza e malinconia per chi non fa più parte del gruppo Napoli, ma la voglia di ripartire è forte, è tanta e la squadra di De Laurentiis è pronta a farlo già  nella sfida contro la Roma.

Il Napoli mette il cartello "NUOVA GESTIONE" all'entrata di Castelvolturno e riparte da De Laurentiis, ovviamente, e da Donadoni, almeno per adesso. Il tecnico azzurro si sente ancora ben saldo sulla panchina del Napoli, ma la sfida di Roma sarà  per lui fondamentale. Da chi ripartirà  il Napoli? I nomi ci sono, ma Donadoni ha ancora qualche chance. Per quanto riguarda la questione dirigenza, invece, De Laurentiis vuole prendere un pò di tempo. La nuova gestione Napoli sta per iniziare. Chissà  se ci sarà  anche Donadoni. napolipress.

Assenti in due, 5 giocatori in nazionale

Il Napoli prosegue la preparazione in vista della trasferta in programma domenica a Roma con i giallorossi. Per la squadra oggi lavoro fisico e poi tecnico-tattico, con partitella finale in famiglia a ranghi misti. Assenti Santacroce, reduce dall'intervento al menisco, e Campagnaro, sempre intento a seguire la tabella personalizzata.

Nel frattempo, cinque calciatori sono stati convocati dalle rispettive Nazionali in vista delle ultime due partite di qualificazione al Mondiale sudafricano del 2010: Gargano (Uruguay), Hamsik (Slovacchia), Hoffer (Austria), Lavezzi (Argentina) e Zuniga (Colombia). Maradona, dunque, ha escluso Datolo dai convocati della Seleccion. Lavezzi e Gargano si sfideranno a Montevideo

Gli azzurri verso il match di domenica con la Roma

Seduta mattutina oggi per il Napoli a Castelvolturno. Gli azzurri preparano il match di domenica all'Olimpico contro la Roma, settima giornata di Serie A. Seduta altetica con ripetute ed ostacoli, successivamente esercitazioni tattiche e chiusura con conclusioni individuali. Campagnaro prosegue nella sua tabella personalizzata di recupero ed ha svolto differenziato in campo. Domani seduta pomeridiana.

Roma-Napoli, Hamsik sogna una gara da re

­Al fianco c'è Milito: il principe del gol, l'ariete d'uno squadrone che stravince da anni; alle spalle c'è Totti, l'ottavo re di Roma, Sua Maestà del calcio; Gilardino è ad­dirittura più in là, viola di rabbia; e poi, con lui, anche Eto'o e Ia­quinta, Trezeguet e Cruz.

Cinque reti per sentirsi Hamsik, per esse­re se stesso, ancora un anno dopo, per riprendersi lo scettro di capo­cannoniere azzurro che da due an­ni in qua gli appartiene, per esse­re la stella tra le stelline d'un Na­poli che ha voglia di riemergere, di sentirsi vivo. Però: e segna sempre lui, dal Pa­lermo al Siena, ben più della metà dell'intero bottino azzurro, ben ol­tre le aspettative di chi ce l'ha in squadra, ben oltre l'immaginabi­le, meno soltanto di quel genietto di Totò Di Natale, il rimpianto d'una estate vissuta all'ombra d'una trattativa decollata e poi in­terrotta in volo.

IL BOMBER - Nove reti nella sua prima stagione partenopea; nove reti nella sua seconda stagione; e ora è già a quota cinque, lanciatis­simo (ma come in passato) e con la voglia matta di riuscire a sfonda­re la doppia cifra, novello Lam­pardo (per definizione di Reja) di casa nostra, un Gerrard in sedice­simi capace d'inserirsi di provar­ci dalla distanza, però tentando a ripetizione, ora andando persino sul dischetto, sbagliando però ri­badendo in porta il tap in.

OLIMPICO - Un anno, una storia in bianco: l'ultima vittoria esterna, ottobre del 2008, in una sfida al­l'ultimo rimpallo con la Lazio. è in quello stadio che aspetta il Napoli in quell'antico derby del sole che stavolta si gioca tra nuvoloni d'ogni genere e specie, con Ranie­ri che deve rimettersi in sesto i suoi e Donadoni che cerca chiodi per assestare la panca. Ma il Foro Italico è anche il teatro della pri­ma prodezza di Marek Hamsik nella stagione ormai alle spalle, in quel catino d'agosto che tracima­va calura e che lo slovacco rinfre­scò a modo suo: rovesciata a por­ta vuota, però sempre un bel guiz­zo, tra mura nemiche.

LO SHOW - Hamsik è il volano del progetto- Napoli, il primo talento precettato all'approdo in serie A, un affare nel senso pieno ed eco­nomico della parola: 5,5 milioni di euro per prendere la meglio gio­ventù in circolazione, uno smilzo capace di mettere d'accordo l'In­ter e la Juventus, Mourinho e Fer­rara, che negli ultimi sei mesi l'­hanno vanamente cercato, sino a sentirsi ripetere un no ad oltranza da De Laurentiis: «I miei gioielli non si toccano ».

Hamsik è il valo­re aggiunto del centrocampo, l'uo­mo in grado di far tutto da sé nei momenti di maggior buio, l'incur­sore a fari spenti che accende il san Paolo o la Favorita o anche Marassi, un diavoletto che s'infila in qualsiasi zolla e prende il tem­po giusto. A Palermo, destro dal limite; con il Livorno, un numero d'alta scuola, partenza, dribbling, venticinque metri di campo ed esterno sull'uscita del portiere; nella Genova- rossoblù un'altra prodezza, sino alla doppietta con il Siena: dategli il cinque.. napolimagazine.

Dg Napoli Ghirelli è in pole position

Secondo quanto riportato dalla tv locale campana Telecapri Sport, sarebbe Francesco Ghirelli, ex segretario FIGC, il nome più probabile per prendere il posto di Marino come direttore genere del Napoli. Ghirelli sarebbe da cinque anni il consigliere di De Laurentiis: fu lui a proporre Marino come dg e Donadoni come tecnico dopo l'esonero di Reja.

'C'e' già stato un contatto con Delio Rossi'

Massimo Ugolini, giornalista di Sky, parlando ai microfoni di Radio Goal ha fatto sapere che Delio Rossi ha già  avuto la scorsa settimana "un contatto con il Napoli, dove forse ha già  parlato di situazioni contrattuali.

Il presidente del Napoli però sta prendendo tempo perchè non vuole fare l'errore di prendere un direttore generale che poi non si vada a sposare bene con l'allenatore che andrebbe a sostituire Donadoni, che è un tecnico che prepara molto bene la squadra in settimana. Nonostante tutto Donadoni potrebbe restare sulla panchina partenopea se contro la Roma fa risultato".  napolipress.

Restrizioni per la vendita dei tagliandi di Roma-Napoli

E' giunta ieri una rettifica sostanziale da parte del Prefetto di Roma in merito alle modalità di vendita dei biglietti del match tra Roma e Napoli di domenica prossima. E' stato deciso di dare la possibilità di ingresso ai soli abbonati, i quali a loro volta possono farsi garanti (documenti alla mano) per altre due persone ciascuno.

Napoli Donadoni non cambia modulo

Il patron vuole il 4-4-2, ma lui per ora resta fedele al 3-5-2. La settimana più lunga di Donadoni è cominciata in un'atmosfera surreale. Certo tornare a Castelvolturno dopo aver letto e sentito una ridda di nomi pronti a subentrare sulla sua panchina non è un'esperienza bella né gratificante.

Il tecnico sa che per salvare la panchina l'unico aiuto possibile può arrivare solo dai giocatori. Nessuna rivoluzione è prevista per domenica, quei riferimenti di De Laurentiis al 4-4-2 li ha sentiti, ma difficilmente ne farà tesoro. Vuole continuare a ragionare di testa sua. Fedele a quanto aveva dichiarato prima di Siena: 'Eventuali cambi di modulo li proveremo durante la sosta'.Il Roma.

De Laurentiis potrebbe rinviare il suo rientro negli Stati Uniti

Secondo quanto riferisce il Corriere del Mezzogiorno, Aurelio De Laurentiis starebbe pensando di rinviare di qualche giorno il rientro negli Stati Uniti per seguire da vicino la situazione del suo Napoli. pianetanapoli.

Il nuovo De Laurentiis presidente tuttofare

CASTELVOLTURNO – I gradi di comandante in capo, il patron li ha messi da solo sulle sue braccia. D’altra parte l’aveva annunciato qualche tempo fa che dopo un periodo “scolastico”, sarebbe entrato nel suo ruolo di presidente di nome e di fatto. De Laurentiis è insomma sceso in campo in prima persona e continuerà a farlo anche dopo l’arrivo in azzurro di un nuovo direttore generale e di un direttore sportivo che assumeranno le cariche che sono state di Pier Paolo Marino.

Ma sul ponte di comando ci sarà un unico personaggio, Aurelio De Laurentiis che dopo aver completato il suo periodo di apprendistato nel calcio, ha avviato un’autentica rivoluzione nel Napoli: uno degli atti assunti e decisi in prima persona, ha avuto una doppia valenza, il licenziamento a marzo scorso di Edi Reja e l’ingaggio di Roberto Donadoni che ora come ora è sui carboni ardenti, dopo il “pentimento” del patron: «Ora come ora mi terrei Reja e non prenderei Donadoni», parole pesantissime, ma quelle ancora più pesanti sono state rivolte al diesse Marino, spinto alle dimissioni e che ieri ha formalizzato pubblicamente il suo addio.

D’altra parte De Laurentiis ha condotto pressochè da solo l’ultimo calciomercato del Napoli, procedendo all’acquisto del cartellino di Quagliarella ed a quello di Cigarini. Anche Floccari fu contattato dal patron azzurro. Tutti giocatori che Donadoni indicò al presidente, compreso Campagnaro, un “desiderio” del produttore, realizzato attraverso la cessione della comproprietà di Mannini. In pratica a Marino la scorsa estate De Laurentiis lasciò soltanto due operazioni, De Sanctis – anche lui segnalato dal tecnico azzurro insieme con Zuniga - e l’austriaco Hoffer.Tuttofare il presidente che si è già messo in contatto con Delio Rossi.

L’ex trainer della Lazio ha in qualche modo confermato il rapporto con De Laurentiis dal quale è stato posto in preallarme: «Tra breve tornerò ad allenare. Napoli è una piazza che mi stuzzica molto. Mi rivedrete molto presto…»; a Donadoni il patron ha conferito un’altra possibilità, il match con la Roma di domenica prossima all’Olimpico, è l’ultima spiaggia. Soltanto un risultato estremamente positivo, potrebbe far restare il Dona sulla panchina azzurra. Diversamente – cioè anche con un pareggio - arriverebbe Delio Rossi. C’è da aggiungere che De Laurentiis ha messo in fibrillazione tutto il mondo del calcio italiano: alla panchina di Donadoni aspirano anche altri tecnici, ora fermi. In subbuglio pure il giro dei dirigenti, dai direttori sportivi ai direttori generali: i candidati sono diversi, ma dovranno porsi agli ordini di un personaggio che vuole fare tutto da solo, Aurelio De Laurentiis. leggo.

Cinque anni di storia e 100 giocatori presi

Dal “Maradona dei manager” a “custode”, improvvisato, del centro sportivo di Castelvolturno. Che strana, forse beffarda, la vita di Pierpaolo Marino, ormai ex diggì della rinascita del Napoli, ma anchedell’era Maradoniana dei trionfi. Il “suo” presidente Aurelio De Laurentiis prima lo ha osannato come il top dei manager e poi gli ha riservato il più roboante degli esoneri davanti a telecamere, microfoni e taccuini increduli.

Dopo i primi 5 anni, dopo 100 operazioni di mercato tra colpi ad effetto e flop clamorosi di giocatori blindati per 5 lunghi anni, a prescindere se si trattava di campioni o del bidone di turno. Tra i colpi si annoverano sicuramente Hamsik e Lavezzi pagati complessivamente 11 milioni di euro e che ora ne valgono almeno 60. Più lunga la lista degli acquisti che non hanno reso rispetto agli investimenti profusi come i vari Bucchi, De Zerbi, Dalla Bona, Calaiò, Rullo e compagnia bella a cui si accodano Navarro,Datolo, Denis, Rinaudo, Aronica, Pazienza ed ancora gli ultimi: Zuniga e Cigarini.

Lui Pierpaolo detto “il monocratico” c’è da dire che comunque il Napoli in Europa ce lo ha riportato partendo dal nulla del ritiro di Paestum, dalla gara contro Cittadella fino a quella del ritorno in Uefa contro il Benfica. Il tutto in 5 anni, quelli della rinascita. Spazio ora al secondo quinquennio, all’anno zero, quello in cui si punta a riportare il Napoli ai vertici del calcio italiano ed europeo, ma senza Marino, ormai ex diggi azzurro, ma anche ex“Maradona” dei manager. Leggo.

De Laurentiis sceglie il direttore generale: non sarà uomo di calcio

NAPOLI — Un manager, quaran­tenne, intraprendente, capace e con voglia di lavorare quindici ore al giorno. Non un personaggio del mondo del calcio, ma un uomo di provata esperienza di direzione ge­nerale in altri ambiti, altre aziende. Non uno strapagato. È questo l’iden­tik del nuovo direttore generale del Calcio Napoli.

Quello che Aurelio De Laurentiis sta cercando per mettere al timone del club. Ne ha già esami­nati più di uno, di qui a qualche gior­no potrebbe già arrivare la nomina. Si era ipotizzato Andrea Chiavelli, il manager delle finanze della Filmau­ro e persona di assoluta fiducia, ma il suo ruolo di direttore amministra­tivo, lo impegna enormemente. Non potrebbe assolvere anche alla funzio­ne di direttore generale del Napoli. Di certo, però, la figura che De Lau­rentiis sta cercando è molto vicina a quella di Chiavelli. Tra i nomi anche quello di Alessandro Formisano, già direttore marketing del club azzur­ro.

Anche lui, però, ha un impegno gravoso e nei prossimi mesi è chia­mato ad altre operazioni di merchan­dasing, oltre che di consulenza sulla comunicazione. E il direttore sportivo? Ci vorrà un po’ più di tempo, perché questa nomima viaggerà di pari passo con quella dell’allenatore. Donadoni per ora resta sulla panchina azzurra, do­menica a Roma un banco di prova fondamentale per lui. In linea di massima, il patron azzurro, intende concedergli qualche giornata di tranquillità. Vederlo lavorare con il nuovo corso.

A Roma sarà fonda­mentale non tanto vincere (se arri­vasse, poi, la vittoria sarebbe il mas­simo) quanto l’atteggiamento della squadra, la voglia, la rabbia e il gio­co. Donadoni è sostenuto dai gioca­tori, così come Lavezzi aveva detto domenica dopo la gara col Siena e in queste settimane si gioca una chance importantissima. Il nuovo direttore sportivo, dunque, dipende­rà dalla permanenza del tecnico ber­gamasco sulla panchina azzurra. De Laurentiis in futuro (lontano o vici­no, dipenderà dall’evolversi delle si­tuazioni) potrebbe anche decidere di introdurre nel Napoli la figura dell’allenatore-direttore sportivo.

Dei nomi finora circolati — Mazzar­ri, Delio Rossi, Mancini — solo l’ex tecnico dell’Inter risponderebbe a questo identikit. È presto, però. Pri­ma ci sono altre priorità. Che riguar­dano essenzialmente Castelvoltur­no. Il patron inserirà altre figure in­termedie. È molto probabile che do­po la gara con la Roma, De Laurenti­is decida di restare a Castelvolturno per qualche giorno, rimandando co­sì il suo viaggio negli Stati Uniti.

An­cora una volta anteponendo il bene per il Napoli alla principale attività di imprenditore cinematografico. Una settimana per rendersi conto personalmente dei cambiamenti da fare, le modifiche da apportare al­l’organico già esistente e per riparla­re con la squadra in una situazione di maggiore tranquillità. Il secondo quinquennio azzurro ricomincia ora, la rivoluzione tante volte anci­pata dal patron negli ultimi mesi è ben avviata.

Aurelio De Laurentiis mantiene la parola data. Esempio: di Reja ha sempre parlato molto be­ne, gli ha sempre detto che la porta del Napoli per lui sarebbe stata aper­ta. Ebbene, una telefonata di qual­che giorno fa ne è la riprova. A Reja ha proposto la direzione dell’area tecnica. Edy, commosso, ha dovuto rifiutare. Ha già un contratto e l’Hajduk di Spalato gli sta dando grandi soddisfazioni. C. Mezzogiorno.

«Il mercato? Lo abbiamo fatto insieme»

CASTELVOLTURNO – L’addio apparentemente indolore, pur se costellato di qualche particolare annotazione. In giacca e cravatta il congedo di Pier Paolo Marino che di cose da dire ne ha avute tante, ma che tante altre cose non ha voluto dire affatto: «Ho portato le chiavi dei cancelli e degli uffici: se ne va il custode e il direttore di Castelvoltuno», dall’ex digì le prime battute tutte con dedica: «Un grande saluto a tutte le componenti del Napoli e ai tifosi che costituiscono la parte più importante», il bilancio di cinque anni di lavoro e i motivi che hanno spinto Marino ad aprire la porta per andare via.

Non sarebbero state le accuse del patron, ma un totale cambiamento di rotta, cioè l’irruzione del presidente nella stanza dei bottoni: «De Laurentiis si è messo in testa di fare tutto da solo», un’osservazione che in conferenza ha avuto toni diversi, ma non troppi: «Il presidente ha idee innovative. E’ in grado di camminare da solo. I diritti d’immagine acquisiti dal club, sono stati una sua intuizione importante, però poco sviluppata nel Napoli».

L’addio: «Ho concluso cinque anni di lavoro, arrivai a settembre del 2004. Ho ricevuto il secondo mandato ad agosto scorso e con Aurelio ci siamo lasciati con una stretta di mano e commozione reciproca». Il digì “dimissionato” dal patron ha una voglia matta di prendere una penna tra le dita: «Scriverò un libro su questi cinque anni che avrà questo titolo: “Dal Cittadella al Benfica”. Racconterò che sono salito su di una bici come un ciclista solitario ed ho pedalato fino ad oggi», nel racconto una parte della storia del nuovo club: «Non c’era nulla, soltanto Sosa. Da qui nacque il nuovo Napoli che De Laurentiis mi chiese di portare in Europa. La missione è compiuta. Sono orgoglioso di quello che ho fatto, basta guardare il bilancio e l’organico».

L’ammissione degli errori fatti: «Mi sono comportato come un dittatore, ma solo per far decollare il nuovo Napoli. A De Laurentiis voglio bene». Ma allora perché l’addio? «Vado via perché nella sua seconda fase innovativa il Napoli – cioè il patron, ndr - ha bisogno di esprimere tutta la sua concettualità», l’errore maggiore è stato un altro: «Sì, dopo il disastroso girone di ritorno della scorsa stagione, andai da Aurelio per lasciare, era finito il mio ciclo. Non volle, lì ho sbagliato». Un errore anche le promesse a Lavezzi? «Gli dissi che arrivando in Europa, probabilmente avremmo ridiscusso il contratto. Poi il calo in verticale della squadra. E bene ha fatto il presidente a non voler premiare nessuno».

Gli acquisti? «Il mercato è stato fatto colleggialmente». Ed ora? «Grazie Napoli, è giusto farmi da parte…», bye-bye Marino. L’addio: «Ho concluso cinque anni di lavoro, arrivai a settembre del 2004. Ho ricevuto il secondo mandato ad agosto scorso e con Aurelio ci siamo lasciati con una stretta di mano e commozione reciproca». Il digì “dimissionato” dal patron ha una voglia matta di prendere una penna tra le dita: «Scriverò un libro su questi cinque anni che avrà questo titolo: “Dal Cittadella al Benfica”. Racconterò che sono salito su di una bici come un ciclista solitario ed ho pedalato fino ad oggi», nel racconto una parte della storia del nuovo club: «Non c’era nulla, soltanto Sosa. Da qui nacque il nuovo Napoli che De Laurentiis mi chiese di portare in Europa. La missione è compiuta. Sono orgoglioso di quello che ho fatto, basta guardare il bilancio e l’organico».

L’ammissione degli errori fatti: «Mi sono comportato come un dittatore, ma solo per far decollare il nuovo Napoli. A De Laurentiis voglio bene». Ma allora perché l’addio? «Vado via perché nella sua seconda fase innovativa il Napoli – cioè il patron, ndr - ha bisogno di esprimere tutta la sua concettualità», l’errore maggiore è stato un altro: «Sì, dopo il disastroso girone di ritorno della scorsa stagione, andai da Aurelio per lasciare, era finito il mio ciclo. Non volle, lì ho sbagliato». Un errore anche le promesse a Lavezzi? «Gli dissi che arrivando in Europa, probabilmente avremmo ridiscusso il contratto. Poi il calo in verticale della squadra. E bene ha fatto il presidente a non voler premiare nessuno». Gli acquisti? «Il mercato è stato fatto colleggialmente». Ed ora? «Grazie Napoli, è giusto farmi da parte…», bye-bye Marino. leggo.

De Laurentiis-Marino: il perchè di una fine

Ufficializzato l'addio consensuale tra l'ormai ex Direttore Generale Pierpaolo Marino, e la società partenopea, giunge il momento di un bilancio doveroso dopo cinque anni di sodalizio.

I Meriti. Sotto un profilo prettamente aziendale, la ricostruzione del club dalle ceneri del fallimento non va dimenticato. L' allestimento della squadra per il primo anno di C in pochi giorni, e soprattutto senza le strutture adeguate, comportò l'allestimento in prima istanza, di una squadra mediocre, corretta nel mercato di Gennaio con pesanti investimenti. In virtù di questi elementi, potrebbe essere giustificabile la mancata risalita tra i cadetti al primo anno. Il primo anno di massima serie rappresentò forse il massimo idillio nel triumvirato De Laurentiis-Marino-Reja.

Gli acquisti di Lavezzi, Hamsyk, Gargano, Santacroce, per non parlare poi di Mannini o Blasi, rappresentano un notevole capitale economico e tecnico per la società azzura; con queste intuizioni va dato atto al dirigente avellinese di aver saputo anticipare la concorrenza, con operazioni proficue a dei costi contenuti.

La gestione oculata e prospettica del primo anno in serie A rese possibile l'approdo alla Coppa Intertoto, grazie alla quale il Napoli riuscì ad acciuffare il palcoscenico continentale che da ormai quindici anni mancava dalla città, e di seguito alla coppa Uefa seppure con una fugace apparizione in terra portoghese.

Gli ultimi mesi di attività hanno permesso a Marino di portare all'ombra del Vesuvio giocatori come Quagliarella e Campagnaro, ricordando che l'acquisto del bomber di Castellammare rappresenta il colpo di mercato più costoso della storia calcistica partenopea.

I Demeriti. Gli ultimi due anni di gestione hanno allungato notevolmente la lista degli appunti da muovere a Marino. I primi errori risalgono alla stagione della promozione in Serie B. I super ingaggi di Bucchi, De Zerbi, Dalla Bona e Rullo rappresentano ancora oggi una pesante zavorra per il bilancio azzurro. Sottoporre contratti di notevole durata a giocatori che avrebbero comunque dovuto rappresentare un passaggio fugace dalla cadetteria alla serie A è stato un azzardo. Seppure professionisti seri, questi giocatori, già all'epoca in età matura, hanno beneficiato e continuano a farlo di ingaggi fuori da ogni logica. Anche sotto l'aspetto tecnico, la promozione fu poi raggiunta specialmente grazie ai vari Sosa, Calaiò, Iezzo, Montervino per non tacere di altri provenienti dalla serie C.

Il festival degli orrori sul mercato continua con l'approdo in massima serie; a Gennaio 2008 vengono acquistati a cifre spropositate giocatori come Pazienza e Navarro, mai decisivi, e soprattutto difficilmente collocabili in uscita. Nell'estate dell'Interto viene inserito un ottimo giocatore come Maggio, senza rendersi conto però di avere già un ottimo interprete come Mannini sullo stesso versante.

L'acquisto di Denis resta ancora un mistero, così come quello di Rinaudo, pagato la bellezza di 6,5 di euro, e probabilmente, fin troppo sopravvalutato. Altre operazioni restano ancora macchiate da un alone di mistero. Non si capisce la rinuncia a Cannavaro, o quella di Cassano, gente che avrebbe rappresentato un ritorno economico e tecnico senza eguali; ancora, l'acquisto di Zuniga, un altro destro, e la cessione di Mannini, senza acquistare per il terzo anno di seguito un mancino per la fascia.

Dopo Quagliarella, si è trattato prima Di Natale, poi Pandev, e ancora Obinna, fino ad arrivare all'acquisto finora tristissimo dello sconosciuto Erwin Hoffer. E' mancata quell'unione di intenti con il nuovo tecnico, che avrebbe permesso la costruzione di una squadra adatta al modulo che Donadoni più predilige.

Riteniamo opportuno valutare con una x in schedina il saldo tra ciò che di buono è stato fatto e ciò che di buono non è stato fatto. Auguriamo a Marino le migliori fortune, ma soprattutto che il Napoli abbandoni quella mentalità un po' provinciale che alberga a Castel Volturno per portare definitivamente la squadra, ed il suo popolo ai risultati che meritano. Salvatore Fasano.

Marino: "il tetto agli ingaggi e' stata una mia idea, un mio punto fermo. Ora De Laurentiis ha intenzione di alzarlo"

"Il limite agli ingaggi è stata una mia idea, un punto fermo a mio parere necessario, che De Laurentiis mi ha permesso di perseguire. Ora però il presidente ha idee differenti in merito e ha intenzione di alzarlo sostanzialmente". Questa l'importantissima rivelazione, tra le tante, di Pierpaolo Marino durante la conferenza stampa di questo pomeriggio. pianetanapoli.

Donadoni pensa a un cambio di modulo

Donadoni pensa al tridente? No, alla difesa a quattro. Possibile, infatti, un cambio di modulo dell'allenatore azzurro già  nella partita contro la Roma anche se è più facile e lecito aspettarselo per la sfida contro il Bologna che ci sarà  dopo la pausa, sempre se sarà  ancora Donadoni l'allenatore del Napoli.

Il tecnico azzurro, comunque, potrebbe spostare Maggio sulla linea difensiva al posto di Cannavaro e avanzare Hamsik dietro Quagliarella e Lavezzi. Un 4-3-1-2 dunque con Aronica terzino sinistro e Santacroce-Contini al centro, in attesa di Campagnaro. napolipress.

Cinque azzurri in Nazionale

Cinque azzurri convocati in Nazionale per match di qualificazioni ai Mondiali del 2010. Hamsik giocherà Slovacchia-Slovenia del 10 ottobre e Polonia-Slovenia del 14 ottobre. Lavezzi sarà di scena in Argentina-Perù del 10 ottobre e in Uruguay-Argentina del 14 ottobre. Doppio impegno negli stessi giorni anche per Gargano in Ecuador-Uruguay e Uruguay-Argentina. Zuniga parteciperà alla doppia sfida: Colombia-Cile e Paraguay-Colombia. Infine Hoffer è stato convocato per Austria-Lituania e Francia-Austria.
29 septiembre

PierPaolo Marino in conferenza stampa: 'Il futuro sarà roseo grazie a De Laurentiis'

Nella conferenza stampa dal vivo dell'ex dg Pierpaolo Marino, apparso a più riprese vivamente commosso con il pianto stretto in gola. "Ho sempre messo abnegazione e spirito di sacrificio, sin dai primi giorni. Occupai una stanza di albergo di altri a Paestum.

A quei tempi non avevo nemmeno il fax. Per un attimo ho pensato di aver sbagliato a lasciare Udine per Napoli. Penso anchedi scrivere un libro per raccontare questi cinque anni, dal Cittadella al Benfica. Dal punto di vista amministrativo, ringrazio Cristofaro Coppola per il suo prezioso contributo per assistere i primi giocatori che venivanoa Napoli.

Di persona comprai due stufe. La mattina di Napoli-Chieti mi son ritrovato a guardare fuori dall'albergo e ho visto quattro riflettori: sembrava un campo abbandonato adibito a galoppatoio. In tempi di record è nato Castelvolturno con tre campi come volevo con spogliatoi ampi come volevo io. Quel galoppatotio a Castelvolturno è stata la pietra miliare.

Ringrazio i miei collaboratori Santori, Baldari, Carpino e soprattutto la famiglia Coppola in una stanza divenuta oggi una boutique si posero le basi del nuovo corso.. Avevo mandato di portare il Napoli in Uefa in 5 anni e di avere i conti a posto. Sono orgoglioso di aver lasciato conti invidiabili e di aver raggounto l'obiettivo europeocon un anno di anticipo.

Il futuro sarà  roseo grazie ad un Presidente bravo e facoltoso come il Presidente De Laurentiis. Anche io ho commesso degli errori, ma ho la cosceinza serenamente a posto"."Sì, lo ammetto. La mia è stata una gestione autarchica, quasi dittatoriale. Ma era necessaria in quel momento storico. Resto orgoglioso di quello che ho fatto.

Il mio lavoro è stato più gratifcante dello scudetto perchè ora il Napoli ha un futuro. Ho rinunciato a tutti i miei 5 anni successivi per il bene del Napoli. E' giusto che il Presidente abbia un nuovo ruolo in società , sarà  più protagonista. Lui è un amico che ha grandi idee e propone un calcio alternativo nel quale è giusto che non faccia parte".  napolipress.

Marino: "sono arrivato a Napoli quando non c'era nulla. Lo lascio oggi dopo aver rispettato il mio pieno mandato quinquennale"

"Sono arrivato a Napoli quando non avevamo nulla, lo lascio oggi dopo 5 anni rispettando in pieno il mio mandato pieno, conferitomi da Aurelio De Laurentiis. Lascio una società solida con uno dei migliori bilanci della Serie A. Ringrazio tutti i miei collaboratori". Così Pierpaolo Marino in conferenza stampa. pianetanapoli.
28 septiembre

DE LAURENTIIS: "MARINO? LA SITUAZIONE E' CHIARA A TUTTI"

Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, ha rilasciato un'intervista a "Napoli Magazine": "Tutti quanti sono curiosi di sapere cosa faro'. Io sono tornato per fare. Ho grande rispetto per i tifosi del Napoli, ai quali voglio dare un calcio vincente. Sono il primo ad essere dispiaciuto. Sto seguendo due film importanti all'estero, per cui non dovevo tornare in Italia. Ho capito pero' che c'era qualcosa che non andava. Ho un incontro in programma con Marino nella giornata di lunedi' per chiarire il nostro rapporto. Io non voglio vincere con la ragione. E' un chiarimento per fare il bene del Napoli. Le mie decisioni saranno prese solo per il bene del Napoli. Non so cosa puo' venire fuori da questo incontro. Se mi aspetto le dimissioni? Non e' questo il punto. Mi aspetto delle spiegazioni. Se qualcosa non ha funzionato voglio capire cos'e' che non va. Negli ultimi anni quando chiedevo qualcosa le mie domande sono state disattese. Spesso e volentieri dicevo: "Perche' non facciamo così?", e mi si rispondeva che in base ai 35 anni di esperienza non era possibile fare in quel modo. Per me non e' una frattura, ma un'esigenza. Io non sono quello che mette sulla graticola e che ha bisogno di prendersi rivincite. Io sono per il gruppo di lavoro. Al momento in cui arrivai sottolineai la necessita' della figura del direttore sportivo, oltre al direttore generale: a suo tempo mi disse "se prendiamo il d.s. allora me ne vado". E per togliere occasione tolsi di mezzo. Il Napoli, nel tempo, e' diventato troppo un club monocratico. Io ho 30 societa'. Ho sempre avuto un grande rapporto con Reja: quando si sara' stancato, non ci sono problemi. Ho detto a Marino che volevo sfondare anche nel calcio scozzese e americano, ma non abbiamo mai fatto un tubo. Per cui ho capito che Marino lavorava a mezzo servizio o come d.g. o come d.s. Nella sede del club c'erano i pavimenti color vomito: in un attimo ho fatto cambiare tutto. Marino ha 52 anni e io 60. Non e' possibile gestire un club di A in maniera provinciale. Quest'estate, da maggio con il sig. Formisano, mi sono messo a lavorare sullo stadio: con un d.g. si fa squadra, si fa team. Se il d.g. e' in Lega, serve un d.s. sul campo di allenamento. Perche' non ci sono altre figure nel club? Bisognerebbe chiederlo a Marino. Io chiudo con un utile, quest'anno, di 18 milioni di euro: solo la Lazio e' riuscita ad andare bene come il Napoli. A livello direzionale io non ho in societa' una persona che parla in inglese e francese. Perche' a Roma non ho mai ricevuto il resoconto settimanale della rete degli osservatori? Io, prendendo il numero 1, pensavo di arrivare in alto, al primo posto. Devo ringraziare Formisano che ha creato 450 prodotti: gli ho fatto venire le emorroidi al cervello. Abbiamo inventato le biciclette, il profumo, l'auto, le barche e la motocicletta del Napoli. L'impostazione monocratica non l'ho data io. A un certo punto mi sono chiesto: perche' devo pagare i calciatori con un valore eccessivo e poi non riesco nemmeno a piazzarli ad altre squadre? Se nel cinema non riesco a vendere un film all'estero rimuovo in due minuti il responsabile. Non voglio attaccare Marino. A Castelvolturno ho fatto interventi precisi per evitare malattie: mancavano i bocchettoni alle docce. La palestra? L'ho pagata 110mila euro, me l'ha chiesta Donadoni ma doveva chiedermela Marino. La situazione e' chiara a tutti. Quest'anno ho fatto una settimana di vacanze. Non e' che si chiude il mercato e allora me ne vado 15 giorni in vacanza... Che uomo societa' sei? Cosi' non sei sul pezzo. A Marino diro' che forse l'entusiasmo e' finito, la mission si e' esaurita. Non e' che perche' ho scelto io Donadoni, allora me ne vado in vacanza. Che discorso e'? Non oserei mai pensare che uno come Marino, che ha dato tanto al Napoli, possa compromettere questa sua fede per sposare posizioni poco obiettive. Donadoni fa l'allenatore. Ho comprato i diritti dei Gormiti, per il film alle Hawaii: sono in concorrenza con la Disney e la Pixar. Il problema non e' Donadoni: Donadoni e' un professionista. Bisogna capire solo se il gioco va bene o no. Da anni chiedo di giocare con il 4-4-2 e non con il 3-5-2. Un allenatore libero che mi piace? Non ci ho pensato, lo faro' con calma. Un direttore libero che mi piace? Non ho pensato a un direttore, ma a una struttura societaria. Ad esempio su Obinna abbiamo aspettato inutilmente un mese per capire che non cedeva i diritti d'immagine. De Ceglie non e' arrivato cosi' come quell'altro esterno (Dossena, ndr), allora e' chiaro che scommetto su Datolo. Non mi fate ricordare il giro di campo con Datolo... Mannini? Nel 4-4-2 si esprime bene: se e' andato via solo al 50%, e non a titolo definitivo, e' stato perche' l'ho voluto io. Voglio parlare con Donadoni per capire come mai ha utilizzato Pia' e poi ha mandato Datolo in tribuna perche' gli ha risposto male. Era meglio se si risolveva tutto velocemente con uno schiaffetto. Il Napoli ripartira' il 6 ottobre, prima che ripartiro' per Los Angeles, con Donadoni o con un altro allenatore".

Napoli Magazine