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    November 30

    OBIETTIVO NAPOLI - GLI AZZURRI PAGANO I PRIMI 25 MINUTI DI NON GIOCO

    Nella giornata in cui l’arbitraggio imbarazzante di Rosetti ha lasciato ben intendere quanto tremendamente scarso sia il livello attuale della classe arbitrale italiana, il Napoli non è purtroppo riuscito a dare una svolta al suo periodo negativo.
    La sconfitta odierna è nata, come spesso accade nelle partite in trasferta, da un errato approccio alla gara. Anche oggi il Napoli ha regalato quasi mezz’ora agi avversari, a causa di un atteggiamento estremamente remissivo e da una sorta di paura di attaccare che ha permesso all’Inter di dominare la gara nella prima fase di gioco, in cui gli uomini di Reja non sono riusciti praticamente mai a superare la metà campo.
    Come è stato evidente anche oggi, quella di attendere troppo gli avversari non è una tattica che favorisce le caratteristiche della squadra partenopea, che non ha certamente nell’affidabilità difensiva la sua migliore peculiarità, essendo solita concedere un numero elevato di occasioni agli avversari. Infatti la squadra di Mourinho dopo 24 minuti di gioco si trovava già in vantaggio di due reti, e l’andamento del match lasciava presagire un’umiliante goleada.
    Sul 2-0 invece il Napoli ha rotto ogni indugio ed ha iniziato a giocarsi la partita apertamente. Gli esterni, che erano rimasti costantemente bloccati nei primi minuti, hanno iniziato ad accompagnare maggiormente l’azione, soprattutto con Mannini sulla sinistra, e la difesa ha alzato il suo baricentro, diminuendo la distanza con l’attacco e favorendo le ripartenze sui recuperi di palla.
    A fare la differenza sono state tuttavia, come al solito, le giocate del Pocho Lavezzi che, dopo una prima mezz’ora di nulla, ha dato la scossa alla squadra e, con la collaborazione di un ottimo Zalayeta, tornato finalmente ai livelli della scorsa stagione, è riuscito a realizzare la rete del 2-1 ed a portare una maggiore pressione offensiva alla difesa dei nerazzurri.
    Nella ripresa il Napoli ha cercato di dare seguito al buon finale di primo tempo, ma spesso le trame intelaiate sfumavano al momento di concretizzarsi, cosicché le azioni realmente pericolose sono state, a conti fatti, poche.
    Se Lavezzi, Zalayeta e Mannini sono stati gli elementi che hanno creato più grattacapi alla difesa interista, altri giocatori, come Maggio e, soprattutto, Hamsik, non sono riusciti ad aiutare minimamente la squadra.
    La pessima prova dello slovacco, in particolare, ha causato gravi problemi al reparto centrale degli azzurri, in quanto l’ex bresciano non riusciva a rendersi utile né in fase di copertura, né in appoggio alle punte, né in fase di impostazione. Proprio nella fase di costruzione della manovra il Napoli ha trovato oggi le maggiori difficoltà. Nelle occasioni in cui dovevano essere gli azzurri ad impostare le azioni, si venivano a creare delle situazioni di evidente imbarazzo, in cui la palla restava tra i piedi dei difensori (solitamente Rinaudo), che non trovavano alcun centrocampista in grado di proporsi per iniziare l’azione, essendo Gargano spesso pressato da Stankovic e trovandosi Hamsik quasi sempre in una posizione intermedia tra centrocampo e attacco, nascosto dietro l’inossidabile Zanetti, sicché il difensore di turno si trovava costretto a cercare improponibili lanci lunghi, per lo più preda degli scaltri difensori interisti.
    Le migliori azioni azzurre sono così nate da recuperi di palla in mezzo al campo, grazie all’ottimo lavoro in fase di interdizione da parte di Gargano e Pazienza, che poi venivano trasformati in più o meno pericolose ripartenze, allorquando la palla veniva scaricata sui piedi di Lavezzi o Zalayeta.
    Il Napoli dovrà trarre i dovuti insegnamenti da questa gara ed in particolare dovrà dimostrarsi più sicura dei propri mezzi nelle partite lontano dal San Paolo e dovrà, d’altra parte, acquisire una maggiore maturità in fase difensiva. In un periodo di evidente difficoltà della retroguardia oggi è sembrata alquanto curiosa l’esclusione di quello che si è dimostrato il miglior difensore azzurro finora, Fabiano Santacroce. Sicuramente la scelta sarà stata suggerita a Reja dall’esigenza di aggiungere centimetri alla sua retroguardia. Tuttavia le difficoltà aeree della difesa, soprattutto su palle da fermo, sono state ugualmente palesi e sicuramente la reattività e la sfrontatezza di Santacroce sarebbero state più utili alla causa rispetto agli eccessivi timori ed alla macchinosità di alcuni difensori scesi oggi in campo.

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